L'omelia pronunciata dal Santo Padre Leone XIV nei Primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, a conclusione dell'anno civile e del Giubileo, si colloca come una delle parole più limpide e coraggiose sul nostro tempo. È un testo che unisce profondità teologica e discernimento storico, capace di chiamare le cose con il loro nome senza alzare la voce, ma senza concedere nulla all'ambiguità.
L'omaggio finale alla Salus Populi Romani, icona tanto amata e venerata da Papa Francesco, non è un semplice richiamo devozionale. È una dichiarazione di metodo e di visione. Maria è la custode del disegno di Dio nella storia, non una bandiera identitaria da contrapporre ad altre, ma il segno di un Dio che entra nel mondo disarmato. Affidare a lei Roma, il Giubileo e l'intera famiglia umana significa affermare che la salvezza non passa mai per la forza, ma per l'accoglienza, la misericordia e la fedeltà.
Il cuore profetico dell'omelia si trova in un passaggio che risuona come una denuncia netta:
«Altri disegni, però, oggi come ieri, avvolgono il mondo. Sono piuttosto strategie, che mirano a conquistare mercati, territori, zone di influenza. Strategie armate, ammantate di discorsi ipocriti, di proclami ideologici, di falsi motivi religiosi.»
Questa frase è emblematica perché smaschera uno dei grandi inganni contemporanei: l'uso della religione come copertura morale di interessi economici e geopolitici. Il Papa non parla di uno scontro tra fedi, ma di strategie di potere che si travestono da fede per risultare più accettabili, più mobilitanti, più "giuste" agli occhi dell'opinione pubblica.
È un messaggio che interpella anche il mondo cattolico, quando rischia di piegare il linguaggio della fede a battaglie politiche, culturali o identitarie, perdendo di vista il Vangelo. Leone XIV è chiaro: non esistono guerre di religione, perché le religioni autentiche non armando le mani, ma disarmano i cuori. Dove c'è violenza sistematica, lì la religione è stata già tradita.
Questa chiave di lettura aiuta a comprendere situazioni drammatiche come quella della Nigeria, spesso raccontata in modo semplicistico come conflitto tra cristiani e musulmani. Il Papa invita a guardare oltre la superficie: dietro sigle religiose si muovono interessi economici, equilibri di potere, rivalità globali. Le vere vittime sono le popolazioni locali – cristiane e musulmane – sacrificate due volte: dalla violenza e dalla menzogna che la giustifica.
Lo stesso vale per il Mozambico, in particolare nella regione di Cabo Delgado. Anche qui il conflitto viene etichettato come terrorismo islamista, mentre sullo sfondo emergono chiaramente la corsa alle risorse energetiche, il controllo dei territori, le competizioni tra grandi potenze. La religione diventa una maschera utile, un linguaggio di copertura che nasconde interessi economici enormi e dinamiche geopolitiche che nulla hanno a che vedere con Dio.
In questa prospettiva, l'omelia si inserisce in piena continuità con il magistero di Papa Francesco, soprattutto nel rifiuto dell'islamofobia costruita ad arte. Dipingere l'Islam come intrinsecamente violento serve a semplificare il mondo, a creare nemici assoluti, a legittimare politiche di esclusione e interventi armati. Il Papa lo dice senza slogan: la paura è uno strumento di potere, e spesso viene fabbricata con cura.
Contro questi "altri disegni", Leone XIV oppone il disegno di Dio, che passa per i piccoli, per Maria, per Pietro, per i martiri, per i poveri e gli scartati. È un progetto che non conquista, ma riconcilia; che non domina, ma serve. Il Giubileo appena concluso è presentato come segno concreto di questo mondo possibile, fondato sulla speranza e non sulla forza.
L'augurio rivolto a Roma – essere "all'altezza dei suoi piccoli" – diventa così un appello universale alla Chiesa e alla società: stare dalla parte di chi non ha potere, non di chi lo usa in modo ipocrita. Essere all'altezza dei piccoli significa rifiutare ogni benedizione delle armi, ogni giustificazione religiosa della violenza, ogni alleanza con il cinismo.
Affidare tutto alla Salus Populi Romani è, in definitiva, un atto politico nel senso più alto del termine: scegliere la pace come criterio, la misericordia come misura, il Vangelo come unica strategia. Maria, che ha accolto il Verbo senza condizioni, ricorda ancora oggi che Dio non entra nella storia con eserciti e mercati, ma con un bambino.
Il Papa parla chiaro, perché parla da pastore: chi usa il nome di Dio per dividere, uccidere o dominare non serve Dio, ma un altro disegno. E quel disegno, per quanto potente, è destinato a cadere.
Marco Baratto
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