Il vero «Codice Leone» non è nascosto in qualche documento riservato, né in improbabili retroscena. È nelle parole, nei gesti e nelle scelte di Papa Leone XIV. E una delle chiavi più interessanti del suo pontificato passa oggi attraverso un elemento apparentemente marginale: la sua decisione di votare alle elezioni americane.
Leone XIV ha rivendicato con naturalezza il proprio diritto di cittadino statunitense. Il Vaticano ha confermato che il Papa, cittadino americano, ha esercitato il diritto di voto anche attraverso il voto per posta a Chicago, in continuità con una pratica di partecipazione civica precedente all'elezione al soglio pontificio.
Non è un dettaglio. È una dichiarazione di metodo. Il Papa non considera la democrazia una realtà estranea alla fede, né pensa che il suo essere americano debba essere cancellato per diventare universale. Al contrario, sembra voler trasformare la propria esperienza americana in una risorsa per la Chiesa.
Ed è proprio qui che il viaggio in America Latina assume un significato che va oltre la dimensione pastorale. Leone XIV arriva in un continente nel quale la Chiesa cattolica continua a essere maggioritaria, ma nel quale la crescita delle Chiese evangeliche e pentecostali ha modificato profondamente il panorama religioso e, soprattutto, quello politico. Il fenomeno non riguarda soltanto la fede: gli evangelici sono diventati una forza capace di mobilitare elettori, sostenere candidati, costruire rappresentanze parlamentari e influenzare il dibattito pubblico. In Brasile, per esempio, la bancada evangelica rappresenta una componente rilevante del Congresso; in altri Paesi dell'America Latina pastori e leader religiosi sono entrati direttamente nella politica.
Il dato più importante, però, è che non esiste un «voto evangelico» perfettamente uniforme. Esiste piuttosto una crescente capacità delle comunità evangeliche di intervenire sui temi dell'ordine, della famiglia, dell'aborto, dell'educazione e dell'identità nazionale. Le ricerche mostrano inoltre come i protestanti latinoamericani siano, in diversi Paesi, particolarmente favorevoli a un ruolo significativo della religione nella leadership politica, nelle leggi e nell'identità nazionale. Pew Research Center
Questa trasformazione ha un corrispettivo ancora più evidente negli Stati Uniti, dove una parte significativa del mondo evangelico è ormai protagonista della vita politica e della mobilitazione elettorale. Analisi recenti mostrano quanto il pulpito evangelico sia diventato, in una parte del movimento, anche uno spazio di comunicazione politica e di orientamento degli elettori.
La sfida, dunque, per Roma non è semplicemente religiosa. È culturale, sociale e politica. La Chiesa cattolica si trova davanti a comunità cristiane che hanno imparato a parlare il linguaggio della politica contemporanea, a costruire reti territoriali, a utilizzare i nuovi mezzi di comunicazione e a trasformare l'appartenenza religiosa in una forma di partecipazione pubblica.
Leone XIV non sembra voler affrontare questa realtà con una guerra confessionale. Ed è proprio questa la novità. Il Papa venuto dagli Stati Uniti, ma formatosi pastoralmente in Perù, conosce entrambe le Americhe. Conosce il Nord e il Sud, la potenza politica degli Stati Uniti e la realtà sociale latinoamericana. Il suo viaggio in Uruguay, Argentina e Perù diventa quindi anche un viaggio dentro il cuore di una competizione religiosa destinata a condizionare il futuro del cristianesimo. Il programma comprende dodici giorni e oltre 30 mila chilometri, con il Perù come luogo particolarmente significativo della sua esperienza personale e pastorale.
Ma Leone non raccoglie soltanto questa sfida: la rilancia.
Lo fa proponendo un cattolicesimo che non si chiude nella nostalgia dell'Europa cristiana e non tenta di imitare il modello evangelico. Il suo progetto sembra essere quello di riportare la Chiesa cattolica nel centro del confronto americano attraverso la presenza, la dottrina sociale, il dialogo e la capacità di parlare alla società contemporanea senza trasformare il Vangelo in un'arma identitaria.
Il Papa che vota, che parla da americano, che torna in Perù e che attraversa l'America Latina sta così mostrando una Chiesa diversa. Non una Chiesa che fugge dalla politica, ma una Chiesa che rifiuta di essere catturata dalla politica. Non una Chiesa che teme la concorrenza evangelica, ma una Chiesa che accetta la competizione sul terreno della proposta cristiana.
Questo potrebbe essere il vero «Codice Leone»: non difendere semplicemente il territorio perduto, ma entrare nel nuovo territorio della cristianità americana e provare a riconquistarlo con parole, gesti e presenza.
E in questo senso Leone XIV non è soltanto il primo Papa americano. È il Papa che potrebbe inaugurare, per la Chiesa cattolica, una nuova stagione americana.
CODICE LEONE