Nelle ultime ore una notizia priva di qualsiasi fondamento fattuale ha trovato terreno fertile sui social media e su alcuni blog: il presunto annullamento, per volontà del Santo Padre, di un incontro con il Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron. Una voce costruita sul nulla, attribuita falsamente a dichiarazioni mai rilasciate da Mons. Giovanni Cesare Pagazzi, che l'Arcivescovo ha smentito in modo netto e inequivocabile. Eppure, come spesso accade nel tempo della comunicazione frammentata e polarizzata, la smentita non ha avuto la stessa forza virale della menzogna.
Questo episodio, apparentemente marginale, rischia però di essere letto come qualcosa di più ampio: un ulteriore tassello di un clima di delegittimazione crescente nei confronti di Papa Leone, che alcuni osservatori ritengono alimentato da ambienti ostili al suo pontificato, in particolare da settori conservatori e da quella galassia di opposizione interna che, soprattutto negli Stati Uniti, assume talvolta i contorni di un vero e proprio scisma strisciante.
Il meccanismo è noto. Si prende una figura istituzionale di alto profilo – in questo caso il Presidente francese – e si insinua l'idea di un gesto politico o diplomatico "forte" del Papa, presentato come isolato, irrituale o addirittura ostile. Si attribuiscono poi queste ricostruzioni a fonti ecclesiastiche, meglio se con titoli altisonanti, salvo scoprire che tali fonti non solo non hanno mai parlato, ma non avrebbero nemmeno competenza sulla materia. Il risultato è un racconto suggestivo, capace di alimentare sospetti e divisioni, pur essendo completamente infondato.
Nel caso specifico, Mons. Pagazzi ha chiarito di non aver mai rilasciato dichiarazioni del genere e di non occuparsi di relazioni diplomatiche o di agenda pontificia. Una precisazione che dovrebbe chiudere ogni discussione. E invece la notizia continua a circolare, rimbalzando tra pagine social e blog ideologicamente orientati, spesso accomunati da una linea editoriale critica, quando non apertamente ostile, nei confronti dell'attuale Pontefice.
È qui che emerge una chiave di lettura più politica e culturale. Papa Leone, sin dall'inizio del suo pontificato, ha mostrato una chiara volontà di riforma, di dialogo con il mondo contemporaneo e di superamento di alcune rigidità dottrinali e pastorali. Una linea che ha suscitato consenso, ma anche resistenze profonde. In alcuni settori conservatori, soprattutto extraeuropei, questa impostazione viene percepita come una minaccia all'identità tradizionale della Chiesa.
Negli Stati Uniti, in particolare, si parla sempre più apertamente di una frattura interna: vescovi, teologi, media cattolici e movimenti laicali che contestano il magistero papale, ne mettono in discussione l'autorità e, in alcuni casi, arrivano a ipotizzare scenari di rottura. Uno "scisma americano" che non è ancora un fatto compiuto, ma che rappresenta una preoccupazione reale per il Vaticano e per lo stesso Papa Leone.
In questo contesto, la diffusione sistematica di fake news assume un significato preciso. Non si tratta solo di disinformazione occasionale, ma di una strategia di logoramento: indebolire la credibilità del Pontefice, dipingerlo come impulsivo, ideologico o politicamente schierato, e creare un clima di sfiducia attorno alla sua figura. Ogni falsa notizia diventa così un'arma simbolica, un pretesto per rafforzare narrazioni preesistenti.
Il caso Macron si inserisce perfettamente in questo schema. L'idea di un Papa che "annulla" un incontro con un leader europeo viene utilizzata per suggerire una rottura con l'Occidente politico, o per alimentare l'immagine di un pontificato isolato e conflittuale. Poco importa che non vi sia alcuna prova, né alcuna dichiarazione ufficiale: ciò che conta è l'effetto emotivo e divisivo della notizia.
Di fronte a tutto questo, l'invito alla responsabilità è più che mai necessario. Verificare le fonti, affidarsi a canali di informazione autorevoli, diffidare di blog e pagine che vivono di scandali costruiti e di narrazioni tendenziose non è solo una buona pratica giornalistica, ma un atto di rispetto verso le istituzioni e verso la verità.
Papa Leone, come ogni Pontefice, è legittimamente criticabile sulle scelte pastorali e politiche. Ma la critica, per essere tale, deve poggiare su fatti reali, non su voci inventate. Altrimenti si scivola in un terreno pericoloso, dove la menzogna diventa strumento di lotta interna e la disinformazione finisce per minare la credibilità stessa della Chiesa.
La vicenda delle ultime ore dovrebbe dunque servire da monito. Non solo contro le fake news, ma contro un clima di contrapposizione che rischia di trasformare il dissenso in delegittimazione sistematica. Un rischio che Papa Leone conosce bene e che, secondo molti, rappresenta una delle sfide più delicate del suo pontificato.
Marco Baratto
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