di Don Pedro Sampaio
La relazione tra l’area del mondo progressista e il Vaticano sembra oggi fondarsi su una sorta di scelta selettiva, in cui i valori diventano condivisibili solo quando coincidono con l’agenda politica del momento.
Il Papa come scudo, ma non come guida.
Si assiste a un corto circuito comunicativo: il mondo progressista esalta il Pontefice quando parla di accoglienza, giustizia sociale, difesa dei poveri o crisi climatica. In quei momenti, le parole del Papa vengono utilizzate come un’autorità morale indiscutibile. Tuttavia, lo stesso mondo si chiude nel silenzio (o nell’attacco) quando la Chiesa riafferma i propri pilastri millenari:
La vita difesa dal concepimento alla morte naturale.
L’aborto come “diritto”?
Diritto di una madre di uccidere il proprio figlio?
La famiglia fondata sull’unione tra uomini e donne.
Il tabù dei “limiti naturali”
L’accusa rivolta alla sinistra è quella di rifiutare il concetto di limite. Se per il Papa esistono confini biologici e naturali che definiscono l’essere umano e le sue relazioni, la visione progressista sposta il baricentro sull’autodeterminazione assoluta. Questo crea un’ipocrisia di fondo: si può lodare un leader per la sua sensibilità umana, ignorando però deliberatamente il fondamento antropologico su cui tale sensibilità si fonda?
Dignità o propaganda?
Usare la figura del Papa per “fare propaganda” su temi sociali, scartando però la sua visione sulla bioetica, trasforma il dialogo in uno strumento elettorale. Difendere la dignità della persona a giorni alterni, solo quando non tocca i diritti civili moderni, solleva un dubbio legittimo: si difende davvero l’essere umano nella sua interezza o si difende soltanto la propria ideologia?
In sintesi: il mondo progressista è chiamato a rispondere a una questione di coerenza. Non si può invocare l’esempio del Papa come “faro di umanità” sui migranti e definirlo “retrogrado” quando si parla di famiglia. Questa ambiguità suggerisce che la ricerca della giustizia sia spesso subordinata alla convenienza del consenso.
Non ci sono altre occorrenze in cui il punto interrogativo risulti appropriato oltre a quelle indicate.
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