mercoledì 18 giugno 2025

Un nuovo Leone per fermare gli Attila del nostro tempo


Il cuore della Chiesa è straziato. Le grida che si levano dai luoghi di guerra — dall'Ucraina, dall'Iran, da Israele, da Gaza — sono un dolore che lacera l'anima del mondo. Non possiamo, non dobbiamo abituarci alla guerra. Ogni bomba che esplode, ogni bambino che muore, ogni città che diventa polvere, è un fallimento della coscienza umana. Un fallimento che ci riguarda tutti.

Durante l'udienza generale, Papa Leone XIV ha lanciato un appello forte, diretto, senza esitazioni. Con voce ferma, ha condannato la follia della guerra moderna, dove il progresso scientifico, invece di servire la vita, viene usato per moltiplicare la morte.

«Non dobbiamo abituarci alla guerra! Bisogna respingere come una tentazione il fascino degli armamenti potenti e sofisticati», ha detto.

Ha poi ricordato le parole del Concilio Vaticano II, che nella Gaudium et spes (n. 79) mette in guardia da una guerra sempre più disumanizzante, dove

«si fa uso di armi scientifiche di ogni genere» e dove l'atrocità rischia di condurre i combattenti «a una barbarie di gran lunga superiore a quella dei tempi passati».

Parole drammaticamente attuali. Oggi assistiamo a una globalizzazione del conflitto: guerre che si moltiplicano, che coinvolgono intere popolazioni e sembrano non avere fine. In questo scenario, la voce del Papa è un faro che squarcia la nebbia dell'indifferenza.»

E ha rievocato la saggezza di Papa Pio XII, che nel 1939 — in un mondo sull'orlo del disastro — disse con coraggio:

«Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra».

Questa eredità spirituale e morale è oggi più necessaria che mai. Ecco perché, con rispetto e devozione, tanti fedeli e cittadini del mondo rivolgono un appello al Santo Padre: non fermarsi. Andare oltre. Trasformare queste parole in un messaggio universale.

Oggi, come allora, serve un gesto profetico. Pio XII usò la radio — allora una novità — per parlare al mondo e ai potenti della terra. Oggi, abbiamo a disposizione strumenti ben più potenti: i social network, la televisione, il web, le piattaforme digitali. Usiamoli. Che la voce della pace raggiunga ogni angolo del mondo.

Santo Padre, abbiamo bisogno di un messaggio chiaro, solenne, forte, rivolto ai leader del mondo, a chi detiene il potere politico, economico, militare. Un appello diretto, senza mediazioni, che risvegli le coscienze e smuova i cuori. Un grido che dica: "Fermatevi!"

Abbiamo bisogno, oggi, del coraggio di Leone I, il Papa che affrontò Attila. Non con eserciti, ma con la sola forza della parola e della fede. Quell'incontro, rimasto nella memoria storica e spirituale dell'umanità, ci ricorda che anche davanti alla minaccia più devastante, un uomo giusto può fermare l'onda del male.

Oggi gli "Attila" sono altri: tiranni moderni, signori della guerra, trafficanti di armi, ideologie di morte. Ma il principio non cambia. 

Abbiamo bisogno di un nuovo Leone che osi porsi tra i popoli e la distruzione. Che dica ai potenti: "Non in mio nome. Non in nome di Dio. Non in nome dell'uomo."

E noi, popolo di Dio, cittadini del mondo, dobbiamo sostenere questa voce. Dobbiamo essere eco di questo appello. La pace non si impone dall'alto, ma nasce dal basso, cresce nei cuori, si costruisce nei gesti quotidiani. È faticosa, ma possibile. Ed è l'unica strada degna dell'uomo.

La guerra, al contrario, è una catastrofe annunciata. Distrugge vite, economie, speranze. E lascia dietro di sé solo odio, vendetta, macerie morali. Per questo dobbiamo gridarlo forte, insieme: la pace è sempre possibile. La guerra è sempre una sconfitta.

Non possiamo aspettare che siano solo i governi a muoversi. Oggi, più che mai, serve un'alleanza di popoli per la pace, che coinvolga credenti e non credenti, giovani e anziani, intellettuali e operai, madri e padri. Un'alleanza fondata su un'unica, semplice verità: la vita è sacra.

In questo momento così delicato, preghiamo per Papa Leone XIV. Che lo Spirito Santo lo illumini e lo sostenga. Che la sua voce non sia soffocata dalle logiche del potere, ma risuoni limpida, coraggiosa, profetica. Che possa essere davvero il nuovo Leone, capace di fermare, ancora una volta, gli Attila del nostro tempo.

E invochiamo anche Maria, Regina della Pace, perché accompagni questo cammino difficile e necessario. E ci doni la forza di credere che la pace non è un'utopia, ma una vocazione.

Perché, come ha detto Pio XII,
«Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra».

Marco Baratto

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